Riportiamo un po’ di ordine nel caos generato dai tanti mistificatori / ignoranti / comari e somari che hanno commentato ciò che è accaduto tra il presidente Trump, il vice Vance e il “signor” Zelensky.
Per chi lo volesse ascoltare, questo è il video completo.
Nota a margine: mi vedete un po’ assente poiché sono convalescente da un piccolo intervento chirurgico. Mi sto riprendendo e da oggi, salvo imprevisti, riprendono le normali attività del canale, della newsletter, e di Instagram.
Prima di tutto, inquadriamo quando il noto siparietto è avvenuto. Nei vertici internazionali ci sono generalmente tre momenti. Il primo è un incontro tra i leader aperto ai giornalisti che scattano fotografie. In questa fase si fa qualche dichiarazione di circostanza, per poi passare alla seconda fase, la ciccia vera. Quella in cui escono tutti gli estranei, e rimangono a parlare i soli leader (e i loro staff se necessario). Questa è la vera discussione, la vera trattativa. Infine, si rilascia una conferenza stampa, di nuovo alla presenza dei giornalisti.
L’alterco che ormai tutti conoscete è avvenuto nella prima fase.
Trump, il padrone di casa – e di mezzo mondo – ha iniziato spendendo ottime parole nei confronti di Zelensky e del suo Paese. Ha elogiato il coraggio dei combattenti di Kiev, dei suoi generali e di Zelensky stesso, del quale ha detto di essere onorato per la presenza.
Ha ribadito che se ci fosse stato lui al posto di Biden la guerra non sarebbe neppure iniziata, e ha spiegato che sta trattando con la Russia un accordo per porre fine al massacro.
Certo, ha anche ricordato che è giusto un accordo di compensazione per lo sforzo effettuato da parte americana, ed ecco perché in cambio del sostegno gli USA vogliono poter sfruttare le terre rare presenti in Ucraina. Che è il motivo principale per cui si stava tenendo quel vertice: chiudere quell’accordo.
Una volta lasciata la parola a Zelensky questi si è lanciato prima in una piagnucolante richiesta di ulteriore aiuto e “garanzie” da parte degli Stati Uniti per la sicurezza della propria nazione, e poi in una serie di invettive nei confronti dei russi e di Putin, appellando quest’ultimo come un terrorista e un criminale e mostrando a Trump delle fotografie di presunti soldati ucraini catturati dai russi e secondo lui trattati senza alcun riguardo e rispetto delle leggi internazionali.
Zelensky, fin dalle sue prime parole, tiene un comportamento provocatorio nei confronti di Trump cercando di ribadire tra le righe che la Russia e Putin non sono interlocutori affidabili per un accordo di pace, e che l’unico modo per garantire sicurezza all’Ucraina è un ulteriore impegno da parte americana e una serie di garanzie di sicurezza sostenute con vigore da Washington.
In sostanza, il comico vorrebbe smontare la strategia dell’amministrazione Trump direttamente dallo studio ovale nel quale è stato accolto con tutti gli onori, nonostante si sia presentato in pigiama.
Trump dal canto suo spiega ai giornalisti che nel caso non si dovesse trovare un accordo con la Russia lui sarebbe pronto a riempire l’Ucraina di armi per permetterle di difendersi. Una dichiarazione che dovrebbe spiegare da sola qual è la volontà dell’amministrazione Trump. E dovrebbe tranquillizzare anche il saltimbanco.
Ma Zelensky insiste, continua a provocare, a lanciare insinuazioni sulla impossibilità di raggiungere una tregua con la Russia, poiché secondo lui questa non verrebbe mai rispettata da un Putin, che ha l’unico obbiettivo di ricostituire l’Unione Sovietica.
Dopo oltre quaranta minuti in cui Zelensky ha cercato di denigrare il progetto di negoziazione di pace dell’amministrazione Trump, senza che il presidente facesse una piega, alla fine decide di prendersela con il vicepresidente Vance. Che è molto meno incline a tollerare le cafonaggini di Zelensky di quanto non lo sia Trump.
Zelensky cerca di incalzarlo sostenendo che con la Russia non esiste diplomazia efficace, e quando Vance cerca di rispondere alla domanda provocatoria posta da Zelensky “di quale genere di diplomazia vai parlando!?”, alla fine sbotta.
E dice a Zelensky che è irrispettoso presentarsi nello studio ovale cercando di litigare di fronte ai media americani. Gli ricorda che il suo paese è all frutta, che deve ricorrere alla coscrizione obbligatoria, che dovrebbe ringraziare Trump per cercare di porre fine al conflitto.
Ma il burino di Kiev non si ferma, parla sopra il vicepresidente, tenta di interromperlo, di contraddirlo.
E nonostante la cafonaggine manifesta di Zelensky il presidente Trump rimane in silenzio, e Vance gli concede ulteriore spazio per esprimersi. Che Zelensky usa per dire agli Stati Uniti che nonostante siano circondati all’oceano sentiranno presto la pressione della Russia. Il buffone vuole impartire lezioni a Washington, dalla quale la sua stessa esistenza dipende.
A quel punto interviene anche Trump, che ricorda a Zelensky che non è nella posizione per dire agli USA cosa dovranno o meno sperimentare, che è se l’Ucraina esiste ancora sulla mappa è solo grazie agli americani, e che gli USA staranno bene e non devono prendere lezioni da Zelensky su cosa gli dovrà accadere.
In tutto questo il comico fallito continua a interrompere Trump e a parlargli sopra, il quale inizia ad alzare la voce sostenendo che Zelensky sta giocando d’azzardo con la terza guerra mondiale, e ricordandogli che è un cafone irrispettoso che si è preso 350 miliardi di dollari di aiuti dando in cambio nulla, e ora si presenta alla Cassa Bianca per pretendere ulteriori sforzi e garanzie, come se tutto gli fosse dovuto.
Uno spettacolo patetico, che ricade interamente sotto la responsabilità di un buffone, cafone e incapace che si chiama Zelensky.
Un cialtrone senza arte né parte. Ecco quello che è davvero successo. Altroché “Trump tratta Zelensky da schiavo”. Lo tratta per quello che è: un burino.




