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L’Europa ha deciso di estendere il permesso alle piattaforme di scansionare, preventivamente, i tuoi messaggi privati, con lo scopo di cercare reati e di segnalarli alle autorità competenti.
Si inizia con la pedopornografia, ma non si sa dove si potrà finire.
E il punto qui non è il controllo. Non è la violazione della privacy. Non è la presenza invadente di una Unione Europea che somiglia sempre di più alla STASI della DDR.
Ormai, tutto questo, passa in secondo piano.
Il punto è che questa decisione è arrivata con un colpo di mano violento e apertamente in contrasto con ciò che aveva deciso il Parlamento Europeo.
Uno sputo in faccia alla volontà popolare degli europei. La dimostrazione definitiva che voi, voi che votate, non contate un beato cazzo. Decidono loro, e se non siete d’accordo, vi fanno cambiare idea con la forza.
Come si fa con i sudditi di una monarchia assoluta.

La storia del Chat Control
Partiamo da zero.
In Europa le piattaforme come Meta – che possiede Facebook, Instagram e WhatsApp -, non hanno alcun diritto di frugare nelle nostre conversazioni private.
Non lo possono fare, di base, perché nell’Unione esistono regole molto stringenti sulla privacy, che dal 2020 sono state estese anche ai servizi di messaggistica “slegati dal numero di telefono”.
In pratica, fino al 2020 le piattaforme i cui servizi non erano legati al numero di telefono dell’utente potevano fare (e facevano!) controlli sui contenuti dei messaggi privati. Dopo quell’anno, invece, è diventato vietato anche per loro.
Questo, però, è lo scenario di base, perché nel 2021 è successa una cosa.
Siccome in virtù di questa estensione al web dei regolamenti sulla Privacy è diminuito il numero di segnalazioni di materiale pedopornografico da parte delle piattaforme, l’UE ha ben pensato di tornare indietro e approvare una deroga che consentisse ai fornitori dei servizi di messaggistica di scansionare, su base volontaria, i nostri messaggi privati.
Questa deroga ha preso il nome di Chat Control 1.0, e avrebbe dovuto rimanere in vigore per il tempo necessario all’approvazione di un regolamento chiaro e definitivo che rendesse strutturale il diritto dei player di mettere le mani nelle nostre cose, il famoso Chat Control 2.0.
Sembrava tutto finito
La deroga del 2021 è scaduta il 3 aprile 2026, più di tre mesi fa, e il Parlamento Europeo ha deciso di non rinnovarla, e di non permettere più alle piattaforme di frugare tra i nostri affari.
Tuttavia, le piattaforme hanno annunciato che avrebbero tirato dritto e, infatti, nonostante la deroga, ormai non più in vigore, in questi ultimi tre mesi hanno continuato a scandagliare le conversazioni private.
Questa è la dimostrazione che lo stato di diritto in Europa, semplicemente, non esiste.
Il vero potere è parallelo a quello formale, indipendente da esso.
Il vero potere ha stabilito che quelle chat andavano controllate, e l’approvazione formale di una legge che lo consentisse era solo un gradito – ma non fondamentale – passaggio formale, in mancanza del quale si è proceduto ugualmente secondo le proprie intenzioni, rimandando a una data successiva l’eventuale quadro legislativo che le giustificasse.
Siamo in mano a despoti. Padroni assoluti.
Ritorna l’incubo
Dopo che il Parlamento Europeo aveva respinto, per ben due volte, la richiesta del Consiglio Europeo di rinnovo della deroga, si sono inventati un’escamotage.
Siccome la decisione era comunque presa, e infatti le piattaforme stavano già operando come se la deroga fosse in vigore, bisognava dare una parvenza di legalità alla misura, obbligando il Parlamento Europeo a votarla anche formalmente.
Come fare?
Ci ha pensato Roberta Metsola, la Presidente del Parlamento EU.
Complice l’avvicinarsi delle ferie estive, che avrebbero fatto registrare sicuramente diverse assenze tra i parlamentari, e complice una raffazzonata alleanza di diversi schieramenti politici, il Parlamento ha approvato l’urgenza sul provvedimento, per mandarlo ai voti proprio ieri, 9 luglio.
L’urgenza ha permesso di saltare il parere della Commissione LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo), che altrimenti sarebbe stato obbligatorio, concedendo inoltre soltanto 24 ore per gli eventuali emendamenti, così da mandare ai voti il provvedimento nell’ultima giornata di lavoro prima della pausa estiva.
E così è andata. Il Parlamento Europeo, ieri, ha approvato la deroga al Chat Control 1.0, rinnovandola fino al 3 aprile 2028.
Il peggio deve ancora venire
Se dal punto di vista della democrazia e del rispetto dello Stato di Diritto il quadro è già sufficientemente chiaro – e desolante -, dal punto di vista del controllo sui nostri messaggi le cose potrebbero peggiorare, e di molto.
Incombe infatti, lo ricorderete, l’approvazione del regolamento definitivo, il Chat Control 2.0.
A differenza dell’attuale deroga, questo è uno strumento di sorveglianza di massa ingegnerizzata e pervasiva, una vera e propria STATI ai tempi del digitale.
Il regolamento prevede l’obbligo di verifica dell’età per accedere ai servizi di messaggistica, che significa l’obbligo di identificazione del soggetto che utilizza il servizio.
Prevede limitazioni molto forti all’utilizzo dei servizi di messaggistica ai minori di 17 anni, e l’obbligo per le piattaforme di analisi dei rischi, e misure di attenuazione degli stessi.
È un modo apparentemente fumoso e complesso, studiato per confondere i sudditi, che significa controllo, censura, e soppressione dei comportamenti considerati “rischiosi” per la sopravvivenza stessa di quel potere che fa quello che vuole, indipendentemente dallo Stato di Diritto.
È la stessa neolingua usata per scrivere il DSA, il Digital Services Act.
Ebbene, ora l’Europa si è presa, con l’inganno e la truffa, altri due anni per mettere in pista questo nuovo regolamento. Intanto, però, il potere ha mano libera per agire come se fosse già stato approvato.
Siete contenti, sudditi? Ora vivete in un mondo più sicuro, no? Almeno finché non incontrerete, in qualche stazione italiana, un musulmano che se fissato troppo a lungo vi devasta la faccia.
Auguri.




