Censura

La volante rossa in soccorso di Barbero

Da dove sono usciti? Da quale tombino sono emersi? Decine, centinaia, migliaia di attivisti italiani per la libertà di espressione.

Influencer contro la censura delle cattivissime piattaforme social.

Scarti intellettuali senza dignità che fino a ieri, nella migliore delle ipotesi, hanno ignorato il problema della censura online, ma in quella più realistica l’hanno apertamente appoggiata.

Quando toccava a Trump essere eliminato dalle piattaforme, a Byoblu, a Casapound, a chiunque mettesse in dubbio il risultato elettorale americano del 2020, a chiunque manifestasse legittime perplessità sull’obbligo vaccinale e sulla costituzionalità del Green Pass, quella non era censura.

Si sgolavano, queste nullità, per cercare di convincerci che i privati fanno quello che vogliono, e che se non ti sta bene ti puoi aprire un social network tutto tuo.

Non è censura, dicevano, perché la libertà di espressione non è la libertà di raccontare menzogne.

Su YouTube, nel 2022, era vietato dal regolamento insinuare che in Ucraina vi fossero stragi perpetrare da ucraini contro altri ucraini. Chiunque lo avesse sostenuto si sarebbe trovato il canale cancellato.

Ma oggi, le loro stesse argomentazioni, hanno colpito il compagno Alessandro Barbero, colpevole di avere messo insieme un video raffazzonato, pieno di falsità, per giustificare il suo voto contrario al referendum sulla giustizia.

Le regole che la sinistra ha scritto, sicura che avrebbe potuto usarle efficacemente per silenziare chiunque si fosse opposto al suo strapotere, le si sono rivoltate contro.

Eppure il DSA – il regolamento sul digitale europeo – è molto chiaro su questo punto: sono vietati i contenuti che possono avere un effetto negativo sulla discussione pubblica e manipolare il voto dei cittadini, soprattutto (ma non solo) se questi contenuti sono basati su falsità, come nel caso del video di Barbero.

Il video di Barbero, inutile negarlo, è stato censurato. Attenzione, non è stato rimosso da alcuna piattaforma, ma è stato sicuramente limitato nella sua diffusione, in seguito al fact-checking realizzato da David Puente su Open.

La limitazione della portata di un contenuto è una censura a tutti gli effetti, se possibile in una forma ancora più subdola della rimozione tout court, perché dà l’impressione di essere liberi di esprimersi, quando questa libertà è condizionata dal fatto che quella forma di espressione non debba avere effetto su nessuno.

Quello che però inquieta è il risveglio istantaneo della volante rossa che ora si fa portatrice di valori di libertà, dimenticandosi di essere stata proprio lei a volere queste regole.

Il comportamento di questa massa di lobotomizzati chiarisce bene il loro modello di mondo: quello in cui le libertà sono le loro, e solo le loro.

Bisogna fare molta attenzione e resistere alla tentazione di esprimere solidarietà, mossi magari dall’intenzione di poter combattere al fianco di questi individui per lo stesso ideale di libertà. Non è così. Loro combattono per la loro personale libertà, che si accompagna alla repressione di chiunque non sia dei loro.

O con noi, o contro di noi.

Sono sempre stati questo.

Se parteciperete al coro di solidarietà non vi guadagnerete alcuno sconto di pena, quando e se dovessero prendere nuovamente il potere.

Ma interessante è anche un secondo video, quello di Carlo Lucarelli.

Carlo Lucarelli ha imparato la lezione del caso Barbero. Interviene annunciando le sue intenzioni di voto (ovviamente per il No), ma senza entrare in dettagli tecnici, senza spiegare perché secondo lui la riforma diminuirebbe l’indipendenza della magistratura, mettendola al soldo della politica.

Non spiega perché, ma dice che sarà così.

In questo modo, non avendo detto nulla, non può subire alcun fact checking. Lucarelli ha solo espresso un’opinione, oggettivamente sbagliata perché descrive uno scenario falso, ma pur sempre un’opinione.

Lucarelli sa bene che si rivolge a un pubblico che necessita solo di ordini, non di spiegazioni. Sa che non serve spiegare alcun perché. Ma solo indicare la via.

La macchina da guerra rossa è ormai in movimento. Se avranno abbastanza tempo, magari con la complicità del TAR del Lazio, che deve ancora stabilire se il referendum slitterà, sarà solo questione di tempo prima che riescano a manipolare gli italiani e portare i loro combattenti al voto.

E a quel punto, il paese sarà definitivamente finito.

Andrea Lombardi

Sono l'autore, ideatore e progettista di questo sito web e della maggior parte dei suoi contenuti. Il mio mestiere è realizzare su YouTube video di approfondimento giornalistico. Tutti i giorni.

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