A dirlo non sono io, ma un signore che si chiama Ray Dalio. Non esattamente l’ultimo degli arrivati, Ray è un tizio con un patrimonio di più di quindici miliardi di dollari. Secondo Bloomberg è il cinquantottesimo uomo più ricco del pianeta.
Il signor Dallolio, questo l’originario cognome italiano, è un italoamericano nato tutto, salvo che ricco. Per guadagnare qualche dollaro, da ragazzino, agli inizi degli anni ‘60, comincia a lavorare come porta mazze in un golf club frequentato da investitori di Wall Street.
Grazie a ciò che apprende frequentando quell’ambiente, a dodici anni, investe trecento dollari nella Northeast Airlines e triplica il capitale non appena la compagnia si fonde con un’altra società.
Ray arriva ai diciotto anni con un portafoglio investimenti da qualche migliaio di dollari. Sì, ma dollari del 1967.
Oggi Ray Dalio è uno degli investitori, e degli studiosi, più importanti del panorama mondiale. La sua azienda, Bridgewater Associates, è uno degli hedge fund più importanti del mondo.
Ma non è per questo che stiamo parlando di lui.

Ray Dalio, oltre a essere un ottimo investitore, è anche un grande studioso. Un ricercatore, una delle menti più brillanti viventi.
Ha passato anni della sua vita studiando gli ultimi cinquecento anni della storia umana. Ray cercava un modello, un pattern di eventi in grado di spiegare tutte le grandi ascese e discese dei paesi che hanno fatto la storia moderna dell’uomo.
Si è accorto che tutte le nazioni, diventate a un certo punto potenze dominanti e poi finite nel declino, dall’Olanda alla Cina, dal Regno Unito alla Germania, dalla Spagna alla Francia, dall’Impero Ottomano agli Stati Uniti, tutte sono passate dallo stesso identico ciclo di eventi.
Ray Dalio ha chiamato questo ciclo il Big Cycle.

I cicli per Ray Dalio in realtà sono molti. Ci sono cicli interni al paese e cicli esterni, tra paesi. Cicli del debito-credito più piccoli, che si verificano più volte all’interno di un grande-ciclo di lungo periodo… insomma, è una teoria molto seria e non super semplice, perché i fenomeni da spiegare sono tanti.
Chi è interessato può comprare il suo libro Il nuovo ordine mondiale, lo potete trovare qui. Ve lo consiglio, vi aprirà gli occhi.
La ragione per cui se ne sta parlando in questi giorni è che Ray Dalio ha dichiarato che c’è la possibilità che gli Stati Uniti siano entrati nel sesto stadio del ciclo interno, che è caratterizzato dai seguenti momenti:
- si instaura il nuovo ordine, si instaura la nuova leadership
- si costruiscono e affinano i sistemi burocratici
- pace e prosperità, tutto funziona bene
- il troppo benessere porta ad alto indebitamento, grande divario di ricchezze e di idee politiche
- le condizioni finanziare si degradano, diventano pessime, nascono i conflitti
- scoppiano le guerre civili e le rivoluzioni
Il sesto stadio è quindi quello finale. Quello che porta al disgregamento dell’ordine costituito del Paese, per poi ricominciare un nuovo ciclo dal primo stadio.
Per Ray, gli Stati Uniti erano già nel pieno del quinto stadio, all’epoca della pubblicazione del suo libro (2021). Significa che il Paese era caratterizzato da grandi divari di ricchezza e potere, grosse contrapposizioni ideologiche, e dal fatto che le istituzioni, dalla giustizia alla polizia, fossero ostaggio di qualsiasi forma di potere, anche parallela a quella ufficiale, che fosse riuscita a metterci sopra le mani.
Mi pare esattamente la descrizione non solo degli Stati Uniti, ma anche dell’Unione Europea, pur con tutti i distinguo del caso.
Al di là delle proprie convinzioni ideologiche, qui non si sta dicendo che sia o meno responsabilità di Trump, o che ci sia la volontà dell’opposizione democratica di scatenare una guerra civile.
Qui si sta osservando un fatto: i disordini hanno davvero iniziato a incendiare grosse città negli Stati Uniti. Davvero iniziano (o meglio, continuano) le tensioni, anche forti, tra gli Stati e il governo federale.
Già sotto Biden ci fu il rischio di uno scontro militare tra il Texas e il governo centrale, quando ci fu l’escalation dell’immigrazione che Biden si rifiutava di fermare.
Quello che bisognerà capire, ora, è se i governatori democratici saranno disposti ad andare fino in fondo, pur di liberarsi di Trump.
Quale piano c’è sotto?
Io questo non lo posso sapere, mi limito a rilevare lo stato delle cose. E a consigliarvi ancora una volta il grandioso libro di Ray Dalio.
Se siete un po’ pigri, almeno guardate il video che, in italiano, vi spiega a grandi linee la teoria. Mi ringrazierete.
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